mercoledì 23 ottobre 2013

Un mese di scienza per ragazzi

Si avvicina il weekend, le giornate sono uggiose e voi avete bambini e ragazzini che giustamente si annoiano se rimangono a casa? Non c'è problema! Modena festeggia il mese della scienza per ragazzi, con numerose e interessanti iniziative. Le biblioteche comunali ospitano gli eventi: mostre, laboratori, incontri, ce n'è davvero per tutti i gusti.
Solo per i più piccoli? Certo le iniziative sono rivolte ai ragazzi, ma gli accompagnatori si divertiranno tanto quanto i piccoli, ne siamo certi. Siete interessati proprio a quel laboratorio in cui si può scoprire quali leggi fisiche o chimiche regolano la perfetta riuscita di ricette culinarie appetitose, ma non avete figli? Prendete nipoti o cuginetti ed iscriveteli all'iniziativa...ogni scusa è buona!

La prossima domenica (27 ottobre) anche noi di inco.Scienza partecipiamo ai festeggiamenti per i 20 anni di Editoriale Scienza, collaborando alla realizzazione di due laboratori scientifici. Le vostre curiosità su gravità e magnetismo saranno soddisfatte...non potete perderveli!


domenica 29 settembre 2013

Vi sono piaciuti gli esperimenti della notte dei ricercatori? Allora continuate con il fact-checking



Quest'anno ho avuto l'occasione di seguire la notte dei ricercatori in una città diversa dalla mia: sono a Trento e il MUSE, il nuovo museo dedicato alla scienza, fa da cornice alla manifestazione.
Le iniziative proposte sono molteplici: ci sono stands dove le persone possono interagire direttamente con i ricercatori, e ci sono punti in cui provare a fare piccoli esperimenti. Ho avuto occasione di seguire presentazioni su temi molto vari: archeologia, sociologia, comunicazione, ingegneria, biologia.
La cosa però che mi ha colpito di più, perché può coinvolgere tutti noi a lungo termine, è stata la conferenza sul fact-checking scientifico.
Cos'é il fact-checking? Come dice la parola, è un controllo dei fatti.
È noto che gli scienziati parlano delle loro ricerche in pubblicazioni piuttosto complicate. Il giornalista è colui che semplifica e interpreta per il grande pubblico le parole del ricercatore. Se la notizia è interessante, i lettori spargono la voce con il moderno passa-parola: i social network.
Durante questo processo è facile che si verifichino errori a vari livelli. Il ricercatore può vendere al grande pubblico una falsa scoperta, magari bizzarra, che ha alto impatto sull'immaginario delle persone comuni. L'esempio più prossimo è il caso Stamina, ma prima era successo anche con Di Bella. Le bufale sono sempre più frequenti e ci sono siti come quello del CICAP, dove c'è chi cerca di scovarle e di verificare che il fatto scientifico sia vero.
Poi possono sbagliare i giornalisti, ad esempio comprendendo e interpretando male le parole dei ricercatori. A volte, a caccia dello scoop, possono dare rilievo a notizie senza verificarle. Talvolta sia lo scienziato che il giornalista fanno un cattivo servizio al cittadino: è il caso del terremoto de L'Aquila.
E i cittadini che ruolo hanno in tutto questo? Loro possono verificare le notizie o chiedere che qualcuno controlli l'informazione. Il sistema è virtuoso: la presenza di più voci assicura il controllare dell'informazione con differenti punti di vista e permette di segnalare fonti diverse per correggerla. È importante che le persone passino da un assorbimento passivo della notizia a un ruolo attivo, per far sì che l'informazione circoli nella maniera più corretta.
Certo, gli italiani non sono così educati a verificare le fonti e non sempre hanno uno spirito critico. Un sito che spiega come fare e che offre questo importante servizio ai cittadini c'è già: è quello di Fondazione Ahref. “Il sito funziona” dice uno dei relatori “ma molti lo guardano e pochi hanno il coraggio di proporre una verifica o aggiungere il proprio commento personale.”
Non interpretate questo invito solo come un obbligo, un dovere morale. La partecipazione può essere anche divertente: il sito è studiato in modo da far giocare l'utente della piattaforma, mentre svolge un servizio per la comunità. Allora che ne pensate? Vale la pena provare?
Ringrazio per l'interessante contributo e gli spunti di riflessione Guido Romeo, Giancarlo Sciascia e Massimo Carnevali.
Credits: From Wikimedia Commons - by RRZEicons

giovedì 26 settembre 2013

X non è femmina, è maschio


  
Se il cromosoma Y fa pensare subito al maschio, quello X è tipicamente femminile. Una recente scoperta pubblicata su Nature Genetics ha smentito questo pensiero comune, dimostrando come il cromosoma X sia coinvolto nelle funzioni riproduttive maschili.
La ricerca condotta presso i laboratori del Whitehead Institute è frutto del lavoro di David Page, un genetista famoso per aver codificato tutti i geni del cromosoma Y. Proprio l'esperienza sul cromosoma maschile ha permesso a Page di di scoprire tutti i segreti del cromosoma X.
Il cromosoma X finora era stato studiato mettendo insieme le informazioni provenienti da 16 individui, e l'accostamento di pezzi di sequenza in maniera abbastanza grossolana aveva fatto perdere i particolari minimi che fanno la differenza nella funzione di tale cromosoma.
Il desiderio di paragonare il cromosoma umano a quello di topo, ha spinto il gruppo di Page a fare una lettura molto dettagliata di tutte la sequenza di lettere che va a costituire il messaggio portato dai geni appartenenti al cromosoma X. Questo ha portato alla prima scoperta: il topo e l'uomo hanno in comune circa il 95% del messaggio portato dal cromosoma X e questo è comune sia per il sesso maschile che per quello femminile.
Sono solo 340 i geni non condivisi tra le due specie e per individuarli è stata necessaria l'applicazione di una tecnica, chiamata SHIMS (single-haplotype iterative mapping and sequencing). SHIMS ha permesso di leggere particolari porzioni del cromosoma X dette ampliconi, dove il messaggio portato dal DNA ha infinite ripetizioni, per cui non è facile distinguere le sottili differenze.
Saranno necessari ulteriori studi per definire l'esatta funzione di questi geni finora nascosti. La presente ricerca ha però già individuato che tali geni sono implicati nella maturazione degli spermatozoi. Il loro studio potrebbe quindi aprire nuove prospettive per la cura di patologie legate alla riproduzione.

Credits: Steffen Dietzel - From Wikipedia

mercoledì 4 settembre 2013

Filosofiamo anche noi!

È uno degli eventi modenesi che richiama appassionati da tutta Italia, l'appuntamento fisso e tanto atteso di settembre, il Festivalfilosofia. Quest'anno, poi, il tema è dedicato all'amare, come non partecipare?
Tre giorni, dal 13 al 15 settembre,  in cui Modena, Sassuolo e Carpi si popolano di gente e di eventi: le piazze, i locali, i musei, avranno come sfondo il rosso del logo del festival, che si addice perfettamente al programma di quest'anno.
Ce ne sarà davvero per tutti i gusti...e infatti si potranno degustare anche 8 menù filosofici, oltre alla "razion sufficiente"! A parte queste iniziative lussuriose, il festival propone incontri, dibattiti, lezioni magistrali, mostre e tanto altro ancora, per unire filosofia, arte e scienza. Non vi resta che andare a spulciare il programma per intero e segnarvi in agenda gli appuntamenti più interessanti.

Volete un suggerimento? Beh, non potete mancare all'appuntamento che si terrà da venerdì 13 a domenica 15 settembre...anche inco.scienza si unisce al Festivalfilosofia e, in collaborazione con UniMoRe e la Biblioteca civica Antonio Delfini, promuove un laboratorio di esperimenti per tutti, Attrazioni fatali - legami invisibili che danno forma all'universo.
L'amore e le sue regole sono presenti anche nella scienza? Quelle che in fisica vengono chiamate "forze" possono essere viste anche sotto una luce decisamente più "romantica". Non è forse vero che alcuni atomi si attraggono, fino a che, amandosi, stabiliscono dei rapporti così forti da dar vita a molecole e composti? Certo, alcuni si odiano fino a respingersi, ma fa parte del gioco, no?

Ebbene, se siete curiosi di sperimentare i fenomeni amorosi della fisica e della chimica, venite a trovarci al Palazzo Santa Margherita - Biblioteca Delfini. Vi aspettano poster illustrativi, diapositive e brevi filmati, oltre a tre tavoli di lavoro per sperimentare attrazioni e legami davvero fatali!






Dove: Piazzetta Biblioteca Delfini
Quando: 13-15 settembre, dalle 15.00 alle 20:00.


martedì 13 agosto 2013

Si scrive scienza ma si legge arte

Ormai siamo a ferragosto, le vacanze sono iniziate e finalmente vi starete godendo il meritato riposo. Non c'è niente di meglio che sfogliare la propria rivista preferita, magari sotto l'ombrellone...e mentre leggete, vi trovate faccia a faccia con un articolo sull'ultima scoperta scientifica: state già sbadigliando o vi è tornata alla mente quella bellissima immagine che faceva da cornice al post sulle più recenti ricerche in astrofisica?

Scienza e arte possono andare a braccetto, l'una può rappresentare l'altra, quasi a fondersi. Chi di voi fa ricerca, ed è appassionato del proprio lavoro, ripensando ai risultati ottenuti non potrà fare a meno di immaginarli come una forma di arte. Metaforicamente, ma anche letteralmente, perchè spesso le tecnologie attuali permettono di ottenere immagini e fotografie veramente eccezionali.
Così la scienza si può avvicinare anche ai non addetti ai lavori. Lo ha tentato di fare il CNR, che per festeggiare i suoi 90 anni ha indetto il concorso "RiScattiamo la Scienza": un corcorso fotografico per dare maggiore visibilità alle attività scientifiche e istituzionali dell'ente di ricerca nazionale. I temi erano "Vita da ricercatore" e "Immagini di scienza", per mostrare la passione e l'impegno di chi lavora nella ricerca scientifica, ma anche per sottolineare il valore del lavoro svolto all'interno del CNR. La galleria fotografica è davvero interessante. Permettetemi una piccola soddisfazione: la fotografia scelta per la copertina del calendario 2014 del CNR finalmente mostra una delle protagoniste della ricerca in Italia, la donna, che oltre al suo ruolo di scienziata riesce a coniugare quello di madre, avvicinando i propri figli al mondo scientifico.


Il concorso del CNR era aperto esclusivamente a chi stava svolgendo attività all'interno dell'ente, ma se volete cogliere la vostra occasione avete ancora una possibilità. Dovete affrettarvi, però. Il 20 agosto scadrà il bando per partecipare alla quarta edizione del concorso "Arte o Scienza? Immagini dalla ricerca", promosso dall'Università di Trieste e Immaginario Scientifico, con la collaborazione della Società Italiana di Neuroscienze e del centro BRAIN. Il concorso è aperto a studenti e ricercatori attivi nelle Università e negli Enti di Ricerca. Se pensate che le immagini prodotte con la vostra ricerca abbiano anche un valore artistico questa è la vostra occasione! Volete qualche esempio? Guardate le migliori immagini selezionate nell'edizione del 2012.
Sono sicura che tra i vostri file c'è sicuramente qualche forma d'arte scientifica! Cosa state aspettado?


Foto: Nanoparticle Crystal Lattice di Chris Howard (2010 EMSL Science as Art Competition)

mercoledì 31 luglio 2013

MUSE: per immergersi nella scienza ora c'è un museo

 Ph by Giulia Annovi

Volete toccare la scienza con mano? Allora dovete fare un giro a Trento, la città che ospita uno dei più moderni musei scientifici, il MUSE.
Il caldo, le migliaia di persone presenti, le lunghe file non hanno fermato trentini e curiosi provenienti da tutta Italia: Trento nel weekend tra il 27 e il 28 luglio è stata protagonista di una grande festa per l'inaugurazione del MUSE.

Coloro che hanno lavorato a questo progetto, hanno avuto occasione di spiegare tutto il lavoro di ideazione che ha portato a un museo così innovativo. I musicisti hanno allietato le lunghe ore di attesa per entrare al museo. Sono intervenuti attori e giornalisti per descrivere con un po' di poesia l'epopea del MUSE.La festa ha avuto il suo culmine nel momento in cui le pareti del MUSE si sono animate con figure tridimensionali.

Ma qual è stato il momento più emozionante del weekend? Quello in cui abbiamo varcato la soglia del museo, tra la calca e gli spintoni della gente. Lo spazio che si presenta davanti agli occhi è privo di barriere, luminoso e arioso, fatto di vetrate trasparenti, che ti mettono in contatto con la natura all'esterno.

L'esposizione museale è completamente libera, non ci sono vincoli di percorso, lunghi pannelli da leggere, tutto è affidato all'esperienza personale e all'interattività. Si parte dalla preistoria con i resti di grandiosi dinosauri. Ci sono animali a grandezza naturale, sospesi nel vuoto al centro del museo. Abbiamo toccato un ghiacciaio vero, ed è possibile passeggiare tra le piante tropicali. È facile osservare gli strumenti più primitivi, per poi provare quelli più innovativi. Tante sono le sezioni dedicate ai più piccoli, dove, attraverso il gioco, sono spiegate le leggi della fisica o la tassonomia delle piante.
Altra novità consiste nei laboratori scientifici integrati nello spazio museale: sarà possibile assistere e partecipare a esperimenti veri. Sabato sera alcuni studenti di biotecnologie mostravano il fenomeno della bio-luminescenza.

Non vi interessa la scienza? Allora visitate il museo per la sua archittettura. Renzo Piano è il padre del progetto e ha pensato a costruire un edificio all'avanguardia. La struttura si integra con il paesaggio, riproducendo le montagne, ma soprattutto è rispettosa dell'ambiente e del risparmio energetico.

Insomma, il MUSE è un esempio da seguire non solo perché ha tutte le qualità sopra elencate. Il vero merito che ha, è quello di aver avvicinato tanta gente alle scienza, puntando sul coinvolgimento e sulla curiosità, trasformando il ruolo del visitatore da spettatore passivo ad attore principale.
Ora tocca solo a voi lasciarvi avvolgere da questa esperienza di scienza "
sensoriale".

lunedì 15 luglio 2013

Nuove frontiere per sconfiggere la zanzara

Credits: From Flickr - by br1dotcom
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Chi vive in un territorio in cui le zanzare sono diffuse sa quanto siano fastidiose.
Un gruppo di ricercatori dell'Università del Michigan ha dedicato tre anni di ricerca, e ha coinvolto genetisti e neurofisiologi, per trovare un nuovo bersaglio su cui gli insetticidi possano andare ad agire. La scoperta, che è stata pubblicata questo mese su Proceedings of the National Academy of Sciences, è avvenuta in maniera casuale, ma è di fondamentale importanza per far fronte ai problemi di resistenza agli insetticidi che mostrano alcune specie.

Il problema della resistenza è particolarmente sentito nei paesi tropicali, dove l'inefficacia dei tradizionali metodi di eliminazione degli insetti porta alla diffusione di malattie.
La cosa però riguarda da vicino anche noi: l'importazione della zanzara tigre in Italia ha portato alla diffusione della Chikungunya e il rischio di trasmissione del virus Dengue, responsabile di febbre e dolori muscolari nei casi più lievi, febbri emorragiche e morte nei casi più gravi. La saliva dell'insetto, iniettata nel nostro corpo al momento della puntura, è il mezzo attraverso cui il virus penetra nel nostro corpo. Non esistono vaccini contro il virus. Sebbene in Italia non si siano registrati ancora casi di Dengue, l'unico modo per non contrarlo è proteggersi dalle punture di zanzara.

Esistono vari insetticidi che si possono utilizzare per proteggersi dalle zanzare. I più diffusi sono a base di piretroidi. Questi ultimi agiscono a livello del sistema nervoso degli insetti: si legano a una specie di porta, chiamata recettore, mantenendola sempre aperta. Ciò provoca l'ingresso incontrollato di sodio all'interno delle cellule nervose dell'insetto, decretandone la morte.

Lo studio del gruppo di ricerca americano era incentrato sulla ricerca di quelle mutazioni del recettore che lo rendono incapace di legarsi agli insetticidi. Le mutazioni individuate erano in totale cinque, ma - a gran sorpresa dei ricercatori - solo due si trovavano dove erano attese.
Le altre tre sono state individuate su un secondo recettore, che potrebbe diventare il bersaglio di nuove molecole capaci di eliminare le zanzare.


venerdì 12 luglio 2013

Il mare è bello in tutte le sue forme

                             Credits Carlo Columba
Estate, tempo di sole, vacanze e di mare. Avete mai provato a guardare cosa si nasconde sui fondali dei nostri mari? Una maschera è quanto serve per osservare molluschi, pesci e un tappeto di alghe variopinte e di forme diverse. Ma non è così dappertutto: in prossimità del trecentesco castello Aragonese, una naturale attività vulcanica ha portato all'acidificazione delle acque. Questo tratto di mare è probabilmente poco interessante per i sub: l'aumento di pH delle acque tende ad appiattire la diversificazione delle specie marine con la tendenza a favorire un tappeto di alghe uniforme.
Questo è quanto ha osservato un gruppo di ricerca dell'Università delle Hawaii.  Lo studio, pubblicato  su Proceedings of the National Academy of Sciences nel luglio 2013, permette di prevedere l'effetto di un fenomeno globale che porterà all'acidificazione degli oceani. La causa di tale squilibrio risiede nell'eccessiva produzione di CO2 da parte dell'uomo.
I ricercatori, hanno sfruttato le diverse gradazioni di acidità per creare un grafico che mette in relazione pH e quantità di specie marine capaci di adattarsi. A pH più basso, quello che in realtà non si allontana di molto dagli scenari futuri, rimane un unico tipo si alga. Ma ciò non è solo legato alla sua maggior resistenza o alla più rapida capacità riproduttiva: è la modificazione di un intero ecosistema che favorisce questi scompensi. Infatti, nelle zone a più basso pH scompaiono quegli animali che di norma brucano le alghe, come i ricci di mare. Resta da verificare se ciò accada a causa della scarsa tolleranza all'ambiente acido o alla mancanza del cibo di cui si nutrono in condizioni normali.
In ogni caso sarà la semplificazione a dominare gli oceani del futuro, se non interverremo al più presto per contrastare tale fenomeno. La natura con i suoi fenomeni spontanei, ci ha anticipato l'esito dell'evento: non possiamo ignorarlo.

giovedì 11 luglio 2013

Il frastuono degli iceberg, in mare aperto


La preoccupazione per il disturbo generato dagli esseri umani negli ambienti marini attraverso i trasporti e nella ricerca ed estrazione di petrolio è crescente. Tuttavia, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Oceanografia ha stabilito che i fenomeni naturali possono potenzialmente creare disturbi molto più significativi rispetto all'attività umana.

Secondo gli scienziati, questi effetti si hanno soprattutto nelle regioni polari, dove la rottura delle lastre di ghiaccio e la caduta a terra degli iceberg sono in grado di creare un enorme frastuono. E ora il nuovo studio ha trovato che anche la semplice deriva di un iceberg nelle acque oceaniche più calde può produrre livelli di rumore sorprendenti.

Un team della Oregon State University ha utilizzato degli idrofoni per monitorare il suono prodotto da un iceberg attraverso il suo ciclo di vita, dalla sua origine nel Mare di Weddell alla sua scomparsa in mare aperto. L'obiettivo del progetto è misurare i livelli di suono naturale nel mare, in modo da paragonarli ai rumori di origine antropica. L'energia sonora rilasciata dall'iceberg era analoga al frastuono creato da più di un centinaio di superpetroliere.

Il fenomeno è simile a ciò che accade quando il burro viene fuso e, contemporaneamente, rotto in pezzetti. Nel caso degli iceberg la rapida disintegrazione è detta ice-quake ("ghiaccio-moto"), perché sia il processo che i suoni sono molto simili a quelli prodotti dai terremoti.

È difficile credere che un iceberg alla deriva crei una tale quantità di energia sonora senza urtare qualcosa e senza raschiare il fondo del mare. L'effetto però può essere riprodotto tra le mura di casa anche quando si versa una bevanda calda in un bicchiere pieno di ghiaccio. Il ghiaccio si frantuma e i suoni durante la rottura danno l'idea di quel che accade nell'oceano, con le dovute proporzioni. Talvolta i suoni prodotti dalla rottura del ghiaccio in Antartide sono così forti da essere registrati anche dagli idrofoni situati vicino all'equatore.

Gli scienziati hanno appena inizianto a studiare l'impatto dei suoni prodotti dall'uomo sulla vita marina, e sono incerti riguardo ai possibili esiti. Certamente, gli animali più a rischio sono quelli che utilizzano il suono per facilitarsi nell'alimentazione, nella riproduzione e nel nuoto. La rottura del ghiaccio e lo scioglimento di iceberg sono però eventi naturali, e quindi gli animali nel tempo devono essersi adattati a questi rumori.

venerdì 5 luglio 2013

Nuovi pomodori, per tutte le salse

Credits: Antonio Montuno - Flickr

OGM sì o OGM no? La discussione tra coloro che sono favorevoli all'introduzione di nuove specie e coloro che sono contrari continua. Per mettere d'accordo tutti, un gruppo di ricercatori americani, in collaborazione con vari istituti di ricerca tedeschi, ha aperto la strada alla produzione di nuove specie di pomodoro in maniera del tutto naturale.

È stato sufficiente il confronto tra le specie di pomodoro selvatiche e la specie Solanum lycopersicum, quella che finisce sulle nostre tavole, per intenderci. La ricerca ha messo in evidenza quali differenze vi sono nell'espressione dei geni associati ai diversi tipi di pianta.
Lo stdio, pubblicato quest'anno su Proceedings of the National Academy of Sciences, ha usato una nuova tecnica per mettere a confronto quali geni sono attivi all'interno delle varie piante di pomodoro. È stata letta, infatti, la sequenza dell'RNA messaggero, cioè quello che traduce in azione le istruzioni contenute nei geni.
L'analisi ha rivelato che i geni che portano al colore rosso, tipico del pomodoro maturo, lavorano molto nella specie domestica, ma sono assenti in quelle selvatiche. Al contrario, alcuni geni utili a resistere a condizioni ambientali estreme, come ad esempio la siccità, sono molto più attivi nelle piante selvatiche, mentre sono andati persi nelle specie coltivate.

Lo studio di un numero così elevato di geni ha permesso di spiegare l'origine della diversità tra le specie selvatiche e coltivate, svelando quali interazioni sono necessarie per sviluppare caratteristiche particolari. I ricercatori hanno sottolineato le implicazioni che la selezione naturale o artificiale hanno nello sviluppo di una pianta.

Al contempo, la ricerca ha anche delle importanti conseguenze per l'agricoltura. Ciascuna delle specie studiate ha alcuni particolari distintivi, che potrebbero essere usati per migliorare le coltivazioni di pomodori, in maniera naturale, senza l'introduzione di geni estranei.
L'applicazione di tali tecniche ad altre coltivazioni, potrebbe rendere l'agricoltura più redditizia anche in condizioni climatiche sfavorevoli.

giovedì 6 giugno 2013

La (neuro)scienza delle tentazioni

Piaceri proibiti, tentazioni irresistibili. Cosa c’è alla base dell’attrazione per quelle cose che dovremmo evitare, ma ci lusingano morbosamente? Lo ha spiegato un nuovo studio della University of British Columbia. La ricerca, che verrà pubblicata sulla rivista Cognitive, Affective and Behavioral Neuroscience, ha dimostrato che quando ci viene negato qualcosa, l’oggetto d’interesse acquista ai nostri occhi un fascino tutto nuovo. Quando gli oggetti proibiti sono di utilizzo quotidiano, spiega l’autrice Grazia Truong, il nostro cervello presta loro un’attenzione molto maggiore, rendendoli importanti alla stregua dei nostri beni personali.

Quando cala l’ossessione? Quando l’oggetto del desiderio non è proibito solo a noi: se è vietato a più persone, infatti, il suo fascino agli occhi di tutti subisce un drastico crollo. Questa scoperta aiuta a spiegare perché le diete di gruppo e i programmi come Weight Watchers risultino spesso una strategia più vincente rispetto  a quelle tentate da soli, e offre utili spunti per comprendere alcuni tipi di atteggiamenti compulsivi e di attaccamento ossessivo.

Durante lo studio, ai partecipanti sono state mostrate immagini di oggetti di utilizzo comune, chiaramente identificati come di loro proprietà, di qualcun altro, vietati a tutti o solo a qualcuno di loro. Tramite tecniche di imaging cerebrale e test di memoria, i ricercatori hanno riscontrato che gli oggetti proibiti ai singoli soggetti venivano riconosciuti e identificati alla stregua di oggetti personali. Gli oggetti proibiti all’intero gruppo, invece, suscitavano molto meno interesse e attaccamento. Fin dai tempi di Adamo ed Eva, per così dire, gli esseri umani sono stati attratti dalle tentazioni che avrebbero dovuto evitare, dice Todd Handy co-autore dello studio. Al giorno d’oggi non è la mela a tentarci, bensì cibi grassi, sostanze illecite, sigarette, ogni genere di dipendenza. Questo tipo di ricerche aiuta a spiegare in che modo il nostro cervello elabora gli oggetti proibiti, suggerendo che la forza di volontà per evitare di cadere in tentazione risieda nel numero. Resistere ai piaceri proibiti, dunque, si fa meglio in gruppo.

Una versione dello studio, An unforgettable apple; Memory and attention for forbidden objects è consultabile online su richiesta a questo indirizzo.


Eleonora Degano

Credits photo: Labbra e fiori, Lucio Zogno (Flickr Creative Commons CC) 



mercoledì 22 maggio 2013

Allarme biodiversità


Sono mesi che a giorni alterni il tempo è pazzerello. C'è il sole o è meglio se esco con l'ombrello? La fatidica domanda che mi faccio ogni mattina prima di andare a lavoro. Camminando per strada i commenti e le previsioni si sprecano. Le stagioni? Ormai non esistono più, le stagioni...sarà colpa dell'effetto serra e dei cambiamenti climatici di cui ogni tanto si sente parlare!
Ognuno a suo modo si sente un po' esperto. Andare ad indagare cosa ci sia di vero significherebbe scrivere pagine e pagine su questo blog.
Certo è che di cambiamenti climatici ed effetto serra si sente parlare da anni. Il Protocollo di Kyoto è stato il tentativo più noto per cercare di contenere i cabiamenti climatici, a salvaguardia dell'ambiente e della Terra stessa.
Nonostante sia stato a un passo dal fallimento e pur subendo qualche abbandono tra i firmatari, a fine 2012 è stato deciso di estendere il Protocollo di Kyoto fino al 2020, sperando che possa servire a qualcosa.

Nel frattempo, le ricerche che mettono in guardia sui negativi possibili effetti dei cambiamenti climatici si susseguono. La rivista scientifica Nature Climate Change ha pubblicato lo studio di alcuni ricercatori, che mettono in luce come i futuri cambimenti climatici possano determinare una notevole riduzione della biodiversità. Il 60% delle piante che conoscete e un terzo degli animali, anche quelli più comuni, potrebbero scomparire dalla faccia della Terra, non trovando più il loro habitat naturale a causa dei cambiamenti climatici. I più suscettibili a tale cambiamenti? rettili e anfibi, e le zone colpite riguardano tutti i continenti.

Fotopedia


Che mondo sarebbe senza rose, ciclamini o lucertole? Non vi sentite già un po' soli?
Se le emissioni di gas serra si riducessero anche solo di una piccola percentuale le conseguenze sarebbero meno drammatiche, seppure ancora preoccupanti. Facciamo anche noi, nel nostro piccolo, tutto quello che possiamo per non aggravare la situazione, e forse è il caso di far capire, a chi ha il potere di farlo, che teniamo all'ambiente e alla biodiversità e vorremmo che tutti gli impegni presi fossero rispettati, anche se ciò significa fare dei sacrifici.
Voi che ne pensate?

mercoledì 24 aprile 2013

#nobeltalks

Gli appasionati di astronomia non potranno certo perdersi questa occasione.
Lunedì 29 e Martedì 30 Aprile sarà a Padova il premio Nobel per la Fisica 2011 Brian Schmidt.


Schmidt riceverà la cittadinanza onoraria ma sarà anche l'occasione per poterlo ascoltare lunedì in una lezione rivolta al publico e martedì in una Lectio Magistralis, alla quale si potrà accedere con un invito.
Non potete essere a Padova? Una connessione internet e un dispositivo mobile potrebbero risolvere i vostri problemi. Gli studenti del Master in Comunicazione delle Scienze di Padova seguiranno tutti gli eventi e ve li racconteranno tramite Twitter.
Segnatevi questo hashtag: #nobeltalks
Si partirà sabato 27 Aprile quando gli studenti incontreranno il Nobel per una chiaccherata, intima ma non troppo, dato che l'intera rete potrà sapere che cosa verrà detto tra le mura della Specola di Padova.
Si proseguirà quindi con la mattina di lunedì 29 Aprile e martedì 30 Aprile.
Da Padova il Nobel parla anche su Twitter.



martedì 9 aprile 2013

Mappando il cielo





Planck prende il nome dall’illustre scienziato del secolo scorso ed altrettanto illustre è il satellite dell’ESA (European Space Agency) che dal 2009 mappa la luce dei primi istanti del nostro universo. Grazie a Planck abbiamo la fotografia dell’universo più dettagliata mai creata che ha rivelato nuove informazioni sulla sua età, contenuto e origine. Per mappa s’intende la radiazione cosmica di fondo o CMB nello spettro delle microonde alla temperatura di 2.7 Kelvin sopra lo zero assoluto. La radiazione cosmica di fondo fu scoperta nel 1964  da Arno Penzias e Robert Wilson e teorizzata precedentemente da George Gamow nel 1948. Si tratta di una radiazione “fossile” creatasi nelle prime fasi di vita dell’universo ed, attualmente, è la maggiore prova sperimentale di esistenza del big bang.

All’inizio si ipotizzava che la radiazione cosmica di fondo fosse isotropa e cioè si propagasse in maniera uniforme in tutte le direzioni dello spazio. In realtà non è del tutto vero, esistono delle regioni che rivelano lievi anisotropie a cui corrispondono lievi fluttuazioni di temperatura sparse nell’universo. La mappa costruita dal satellite Planck rivela queste piccole differnze di temperatura in cui le zone più chiare rappresentano i “semi” delle galassie che osserviamo oggi. La luce proveniente da 13.8 miliardi di anni fa ha viaggiato sino a noi incontrando la materia che si è comportata come un ostacolo e che quindi si è modificata, combinando le “macchie” di luce. La mappa non rivela solo un universo giovanissimo ma anche la materia contenuta nel suo interno ovunque nell’universo.

Questa fotografia mostra che il nostro universo si sta espandendo molto più lentamente di quanto si pensasse in precedenza e che sia contenuta molta più materia (normale e materia oscura) che energia oscura rispetto a quanto pensato in precedenza. 
Ad oggi l’età stimata per l’universo è di 13.81 miliardi di anni, 80 milioni di anni più vecchi di quanto previsto in precedenza, mentre la costante di Hubble, che misura il tasso di espansione dell’universo si assesta sui 67,3 chilometri al secondo per megaparsec.


L’età, il contenuto e altri tratti fondamentali del nostro universo sono descritti in un semplice modello chiamato modello standard. Questo modello prevede che le regioni di fluttuazione di temperatura dovrebbero essere distribuite in maniera casuale nello spazio. Su piccole porzioni di mappa questo è vero, ma se la si guarda nella sua interezza scopriamo che questo non è più vero, esistono zone più “fredde” (cold spot) di altre!
La scoperta inoltre testa la teoria dell’inflazione, una drammatica esplosione dell’universo accaduta immediatamente dopo la sua nascita in un tempo incredibilmente piccolo, e meno di un batter di ciglia l’universo è cresciuto migliaia di miliardi di volte in grandezza.

Il nuovo contenuto di dark matter stimato è di 26.8% mentre la dark energy cade al 68.3%. La materia normale è al 4.9% dell’intero contributo.

Per i risultati completi ci toccherà aspettare il 2014 ma nel frattempo teste all’insù a goderci lo spettacolo sopra le nostre teste!



Crediti immagine: ESA (Agenzia Spaziale Europea)

sabato 6 aprile 2013

Giocare con la scienza si può

Questo weekend a Modena ci sarà Play - il festival del gioco. Giochi per tutti, dai più piccoli, ai grandi, le famiglie, il gruppo di amici, e di tutte le tipologie, carte, giochi di ruolo, lego e chi più ne ha più ne metta. Mi sono chiesta...chissà se c'è qualcosa per chi ama la scienza e vorrebbe semplicemente divertirsi con essa.
Domani non mancherò, come al solito, di passare qualche ora in compagnia di amici e spostarmi da un tavolo all'altro della fiera per provare più giochi possibili; chissà che non ci sia qualcosa che possa entusiasmare anche gli scientifici poco "giocosi".

C'è però chi ha pensato ad un vero e proprio museo del gioco scientifico. Non siamo nella nostra regione purtroppo, ma se state programmando un viaggio in Sicilia sarete fortunati. LUDUM, ha aperto a Misterbianco (Catania) i primi di marzo di quest'anno, come Museo permanente dell'exhibit e del gioco scientifico. Pensato soprattutto per i giovanissimi, all'interno del museo vi sono giochi e si fanno esperienze per capire meglio soprattutto alcuni aspetti della fisica.
Beh, a quanto pare la scienza può non essere noiosa, almeno per i più piccini!
Mi piacerebbe molto vedere un bel museo del gioco scientifico anche qua a Modena, a voi no? Magari dedicato anche a chi è già grandicello e un po' scettico sulla scienza. Certo, ormai science center e musei in generale accompagnano le esposizioni con postazioni interattive nelle quali le persone possono fare semplici esperienze e quindi capire meglio alcuni aspetti della scienza. Ma pensate a un intero museo, ludico e scientifico!
Bene, in attesa del museo delle meraviglie credo proprio che domani andrò alla ricerca di nuovi ed entusiasmantanti giochi scientifici.
Ricordate, giocare con loa scienza si può, ed è anche divertente!


Immagine da Material Research Society

giovedì 28 marzo 2013

Thanks!


Un altro progetto di inco.Scienza si è concluso.
Ieri sera, con la settima ed ultima conferenza, Young Doctors for Science 2 è giunto a termine. Vorrei veramente ringraziare tutti coloro che, in un modo o nell'altro, hanno partecipato al progetto per aver contribuito al successo!
Il successo di un progetto di questo tipo non si misura in presenze o in stupidi numeri o andamenti, si misura in emozioni: se avete assistito a una delle nostre conferenze e il relatore è riuscito a incuriosirvi o a trasmettervi un'emozione o a far emergere una domanda nella vostra testa, allora Young Doctors For Science 2, per noi, è stato un successo!
Non importa se in sala erano presenti 12 o 120 persone, l'importante è che la conferenza abbia suscitato un qualche interesse in voi!

Un grande ringraziamento va a tutti i relatori che si sono messi in gioco e hanno accettato di rischiare e mettersi alla prova, nel tentativo di trasmettere la passione per la materia che studiano o per il lavoro che fanno!

L'ultimo, ma non meno importante, Grazie va a tutto lo staff di inco.Scienza, senza i nostri ragazzi non avremmo mai potuto realizzare l'intero ciclo di conferenze: un grazie particolare a Giulio per aver panzientemente registrato l'audio delle conferenze, a Erika e Gianluca per aver intervistato tutti i relatori, ad Adele per aver creato e gestito tutta la parte web, a Nicholas e Nicoletta per tutte le ore che hanno speso con me ad organizzare YDfS2!

Nella speranza di rivedervi ad un prossimo progetto di inco.Scienza colgo l'occasione per augurarvi un buon proseguimento e buona fortuna (serve sempre!).
Spero, infine, che questa associazione riesca ad espandersi, creando sempre nuovi ed interessanti progetti come questo!

Grazie ancora a tutti!!

Eric

Young Doctors for Science 2 è finito, le attività di inco.Scienza continuano


Ieri sera, 27 marzo, si è concluso il ciclo di conferenze Young Doctors for Science 2 con una bella presentazione sui videogames. Al termine della serata, il comitato direttivo di inco.Scienza ha tirato le fila sulle sette conferenze di quest'anno, ma ormai si pensa già al futuro.
Le attività in cantiere sono numerose, continuate a seguirci per gli aggiornamenti!

Per vedere il video ad alta definizione visita il nostro canale Youtube

martedì 26 marzo 2013

Videogiochi: perché, perdove, percome

Oggi potete ascoltare la presentazione della settima e ultima conferenza del ciclo Young Doctors for Science 2. Filipe Vecchi e Davide Della Casa Venturelli ci raccontano di cosa parleranno il prossimo Mercoledì 27 Marzo al Civico Planetario F. Martino di Modena, alle ore 21.
Il titolo della conferenza è "Videogiochi: perché, perdove, percome". Alla scoperta dell'appassionante mondo dei videogiochi, dalla programmazione al mercato europeo.  Filipe e Davide ci racconteranno anche in che cosa consiste la loro variante di un famoso videogioco, e ci daranno qualche anticipazione sul puzzle-game "Alberi 2" che stanno sviluppando. Non mancate!

Per tutti gli altri eventi del ciclo Young Doctors for Science 2, vai al calendario.

giovedì 14 marzo 2013

L'affascinante mondo delle vagabonde blu





Il ciclo Young Doctors for Science 2 continua con la conferenza presentata dal relatore Emiliano Alessandrini. Scoprite di cosa ci parlerà il prossimo Mercoledì 20 Marzo al Civico Planetario F. Martino di Modena, alle ore 21.
Il titolo della conferenza è "L'affascinante mondo delle vagabonde blu. Caratteristiche e questioni aperte delle blue stragglers stars". Si parlerà di stelle, in particolare delle stelle dette vagabonde blu, giovani e brillanti, ma al tempo saràpossibile fare una panoramica sull'evoluzione stellare.

Se non volete perdervi niente su questo particolare argomento dell'astrofisica non potete mancare!
Vi aspettiamo numerosi.

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mercoledì 6 marzo 2013

Chimica Industriale, cosa bolle nel reattore?


                                     

Il ciclo Young Doctors for Science 2 continua con la quinta conferenza. Il relatore Andrea Malmusi ci racconta di cosa parlerà il prossimo Mercoledì 13 Marzo al Civico Planetario F. Martino di Modena, alle ore 21.
Il titolo della conferenza è "Chimica industriale, cosa bolle nel reattore? Oggi petrolio, ma non solo. E domani?". Si parlerà di petrolio, biomasse e materie prime rinnovabili, ma anche di ciò che la chimica produce e che ci circonda ogni giorno. Infine saranno discussi alcuni esempi che ci possono far capire come si svilupperà l'industria chimica nel futuro.

Non mancate. Vi aspettiamo.

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Città della Scienza, ricominciando da Napoli


Sono ormai passati giorni dal tragico incendio che ha distrutto la Città della Scienza di Napoli, uno dei poli museali più importanti d’Italia, e ogni ricordo diventa irrimediabilmente un momento di tristezza. Ma c’è anche speranza: quello che colpisce, è la voglia di ricostruire subito. A farsi strada tra l’incredulità e la disillusione, rimane la consapevolezza che Città della Scienza era la testimonianza di una Napoli diversa, che credeva in un futuro fatto di conoscenza e di crescita, e che con il suo museo interattivo si rivolgeva soprattutto ai giovani. In un contesto sociale ed economico difficilissimo, non posso neanche lontanamente capire cosa voglia dire subire da vicino una tale perdita, ma posso provarci pensando alla mia esperienza in uno Science Centre, dove tutt’ora lavoro. Un’occasione per trascorrere una giornata diversa, la possibilità di affascinare grandi e piccoli con mostre sempre nuove; spesso sono proprio quelle ore spese a divertirsi che portano i bambini a dire “Da grande voglio fare lo scienziato”.

Città della Scienza era nata nel pieno della primavera napoletana: il 18 ottobre del 1996 ha significato per molti la vittoria della conoscenza sull’ignoranza, e il più grande timore è che i cittadini napoletani, che dichiarano di sentirsi più “sudditi” che cittadini, si arrendano. Mi ha colpita un commento, letto mentre con grande amarezza seguivo gli aggiornamenti sulla vicenda: “Non sarebbe il caso di ricostruire la Città della Scienza in un paese più meritevole e più civile dell'Italia?”. Una domanda cruda, ma che probabilmente lascia a chi legge qualche secondo di dubbio, un fugace pensiero, specialmente ora che la possibilità che l’incendio sia stato doloso diventa sempre più concreta. Italiano chi andava a godere della bellezza del museo, ma italiano anche chi potrebbe aver causato l’incendio. Quanto a lungo bisogna lottare? Come dare ai napoletani la speranza, come convincerli che ricostruire Città della Scienza è probabilmente la scelta migliore per dimostrare che loro non si arrendono, e una Napoli nuova la vogliono davvero?
Per capirlo forse qualche numero: ma non i 12000 metri quadrati andati a fuoco, non i 160 lavoratori che quella stessa sera erano tornati a casa inconsapevoli dell’imminente disastro, bensì 6000. 6000 le adesioni al flash mob organizzato per Città della Scienza, con maglie bianche e lutto al braccio. L’appuntamento è per domenica 10 marzo alle 11, davanti ai cancelli del museo di Bagnoli. A lanciare sui social network l'idea sono stati semplici cittadini, che attraverso Facebook e Twitter stanno raccogliendo le adesioni. "E' giunto il momento di dire basta. Basta a chi vuole depredarci ancora. Basta a chi continua a rubarci il futuro. Basta a chi continua a giocare con le nostre vite. La parte sana dei napoletani deve dire basta”.

Sul profilo Facebook di Città della Scienza è stato pubblicato il numero di conto corrente per contribuire alla ricostruzione. Riporto testualmente: Per contribuire alla ricostruzione di Città della Scienza è disponibile il conto corrente, intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256 – causale Ricostruire Città della Scienza.

Articolo: Eleonora Degano
Foto: web2.infn.it





giovedì 28 febbraio 2013

La cellula staminale

Oggi potete ascoltare la presentazione della quarta conferenza del ciclo Young Doctors for Science 2. Lucia Mazzola ci racconta di cosa parlerà il prossimo Mercoledì 6 Marzo al Civico Planetario F. Martino di Modena, alle ore 21.
Il titolo della conferenza è "La cellula staminale". Alla scoperta delle frontiere della ricerca in ambito biomedico, tra embrioni, pluripotenza e riprogrammazione cellulare. Capiremo perché queste cellule sono una risorsa così promettente per la medicina.

Non mancate.

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lunedì 25 febbraio 2013

Attenti a quei due!


Qualche malizioso potrebbe pensare che i Maya si siano sbagliati solo di qualche mese, e dopotutto glielo si potrebbe anche perdonare a distanza di qualche migliaio di anni, ma questo fenomeno non c’entra assolutamente nulla con loro. Di cosa parliamo? Della notizia di questi giorni: il meteorite che ha colpito la zona dei monti Urali in Russia. Il meteorite attraversando l’atmosfera terrestre si è disintegrato causando uno sciame che ha creato non pochi incidenti, distruzione di edifici e il ferimento di oltre un migliaio di persone.

Praticamente nello stesso momento sulle nostre teste passava l’asteroide 2012 DA14 a soltanto 27730 km dalla Terra. Nonostante tutto i due episodi non sono correlati. Infatti, lo sciame di meteoriti caduti sugli Urali aveva una traiettoria che andava da nord-est a sud-ovest, mentre 2012 DA14 aveva un cammino da sud verso nord. Oltretutto è un evento assai raro che un oggetto celeste cada, in maniera così spettacolare, sulla terra. L’ultima volta è stato a Tunguska in Siberia, il 30 giugno 1908. A oggi non si è ancora sicuri di quale sia il cratere prodotto nell'impatto del 1908; secondo un gruppo di ricercatori dell'Università di Bologna si tratterrebbe del lago Cheko che avrebbe una composizione del fondo compatibile con l'impatto. Secondo i ricercatori inglesi dell'Imperial College di Londra, invece, non sarebbe possibile perché gli alberi che circondano la zona avrebbero più di 100 anni e quindi incompatibili con un impatto. Non possiamo stupirci più di tanto però se capitano tutte a loro, la Russia è il paese più grande del mondo!



La meteora esplosa, entrata nell’atmosfera a 18 km al secondo, aveva dimensioni di 15 metri e una massa di circa 7 tonnellate. Secondo gli scienziati russi il fenomeno non sarebbe legato agli sciami meteoritici di questo periodo (come le Leonidi), ma un caso isolato piuttosto raro. Dopotutto però, di meteoriti delle dimensioni di palle da baseball ne cadono circa 500 ogni anno sulla Terra e la maggior parte di esse si disintegrano a contatto con l’atmosfera.

L’asteroide 2012 DA14  fu scoperto da un gruppo di scienziati dell’Osservatorio La Sagra Sky Survey di Mallorca, in Spagna, il 23 febbraio 2012, quando era distante dalla Terra 4.3 milioni di km. Con i suoi 45 metri di grandezza viaggia tutt'ora ad una velocità di 28100 km all’ora.

Gli scienziati della NASA del Near-Earth Object Program Office di Pasadena in California stimano che oggetti delle dimensioni di 2012 DA14 volino vicino alla terra in media ogni 40 anni e che, sempre in media, la possibilità che impattino sulla Terra sia di uno ogni 1200 anni!
Infatti nonostante la confusione creatasi, i due eventi, Il meterorite caduto sugli Urali e 2012 DA14, non sono l'uno la conseguenza dell'altra. La possibilità che l’asteroide 2012 DA14 impattasse con satelliti o veicoli spaziali era pressoché minima poiché l’asteroide è passato tra la costellazione esterna di satelliti situati nell’orbita geosincrona e la grande concentrazione di satelliti orbitanti vicino alla terra (per fare un esempio, la Stazione Spaziale orbita al una distanza di 386 km). A quella distanza non ci sono praticamente oggetti che orbitano attorno alla terra. 

Insomma, per quanto spettacolare sia stato il meteorite caduto sugli Urali bando ai catastrofismi stile deep impact, niente di nuovo orbita sulle nostre teste!

Crediti immagine: Wikimedia Commons