giovedì 28 febbraio 2013

La cellula staminale

Oggi potete ascoltare la presentazione della quarta conferenza del ciclo Young Doctors for Science 2. Lucia Mazzola ci racconta di cosa parlerà il prossimo Mercoledì 6 Marzo al Civico Planetario F. Martino di Modena, alle ore 21.
Il titolo della conferenza è "La cellula staminale". Alla scoperta delle frontiere della ricerca in ambito biomedico, tra embrioni, pluripotenza e riprogrammazione cellulare. Capiremo perché queste cellule sono una risorsa così promettente per la medicina.

Non mancate.

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lunedì 25 febbraio 2013

Attenti a quei due!


Qualche malizioso potrebbe pensare che i Maya si siano sbagliati solo di qualche mese, e dopotutto glielo si potrebbe anche perdonare a distanza di qualche migliaio di anni, ma questo fenomeno non c’entra assolutamente nulla con loro. Di cosa parliamo? Della notizia di questi giorni: il meteorite che ha colpito la zona dei monti Urali in Russia. Il meteorite attraversando l’atmosfera terrestre si è disintegrato causando uno sciame che ha creato non pochi incidenti, distruzione di edifici e il ferimento di oltre un migliaio di persone.

Praticamente nello stesso momento sulle nostre teste passava l’asteroide 2012 DA14 a soltanto 27730 km dalla Terra. Nonostante tutto i due episodi non sono correlati. Infatti, lo sciame di meteoriti caduti sugli Urali aveva una traiettoria che andava da nord-est a sud-ovest, mentre 2012 DA14 aveva un cammino da sud verso nord. Oltretutto è un evento assai raro che un oggetto celeste cada, in maniera così spettacolare, sulla terra. L’ultima volta è stato a Tunguska in Siberia, il 30 giugno 1908. A oggi non si è ancora sicuri di quale sia il cratere prodotto nell'impatto del 1908; secondo un gruppo di ricercatori dell'Università di Bologna si tratterrebbe del lago Cheko che avrebbe una composizione del fondo compatibile con l'impatto. Secondo i ricercatori inglesi dell'Imperial College di Londra, invece, non sarebbe possibile perché gli alberi che circondano la zona avrebbero più di 100 anni e quindi incompatibili con un impatto. Non possiamo stupirci più di tanto però se capitano tutte a loro, la Russia è il paese più grande del mondo!



La meteora esplosa, entrata nell’atmosfera a 18 km al secondo, aveva dimensioni di 15 metri e una massa di circa 7 tonnellate. Secondo gli scienziati russi il fenomeno non sarebbe legato agli sciami meteoritici di questo periodo (come le Leonidi), ma un caso isolato piuttosto raro. Dopotutto però, di meteoriti delle dimensioni di palle da baseball ne cadono circa 500 ogni anno sulla Terra e la maggior parte di esse si disintegrano a contatto con l’atmosfera.

L’asteroide 2012 DA14  fu scoperto da un gruppo di scienziati dell’Osservatorio La Sagra Sky Survey di Mallorca, in Spagna, il 23 febbraio 2012, quando era distante dalla Terra 4.3 milioni di km. Con i suoi 45 metri di grandezza viaggia tutt'ora ad una velocità di 28100 km all’ora.

Gli scienziati della NASA del Near-Earth Object Program Office di Pasadena in California stimano che oggetti delle dimensioni di 2012 DA14 volino vicino alla terra in media ogni 40 anni e che, sempre in media, la possibilità che impattino sulla Terra sia di uno ogni 1200 anni!
Infatti nonostante la confusione creatasi, i due eventi, Il meterorite caduto sugli Urali e 2012 DA14, non sono l'uno la conseguenza dell'altra. La possibilità che l’asteroide 2012 DA14 impattasse con satelliti o veicoli spaziali era pressoché minima poiché l’asteroide è passato tra la costellazione esterna di satelliti situati nell’orbita geosincrona e la grande concentrazione di satelliti orbitanti vicino alla terra (per fare un esempio, la Stazione Spaziale orbita al una distanza di 386 km). A quella distanza non ci sono praticamente oggetti che orbitano attorno alla terra. 

Insomma, per quanto spettacolare sia stato il meteorite caduto sugli Urali bando ai catastrofismi stile deep impact, niente di nuovo orbita sulle nostre teste!

Crediti immagine: Wikimedia Commons


giovedì 21 febbraio 2013

0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13,... La trama dei numeri di Fibonacci

Oggi potete ascoltare la presentazione della terza conferenza del ciclo Young Doctors for Science 2. Elena Magnanini e Simone Rebegoldi ci raccontano di cosa parleranno Mercoledì 27 Febbraio al Civico Planetario F. Martino di Modena, alle ore 21.
Il titolo della conferenza è "0,1,1,2,3,5,8,13... La trama dei numeri di Fibonacci". Un viaggio nella matematica, tra sezioni auree e successioni numeriche, parlando anche di popolazioni di conigli e applicazioni fisiche.

Non mancate.

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mercoledì 20 febbraio 2013

Freddo e wasabi, gli ingredienti per vivere più a lungo


Il clima freddo potrebbe rivelarsi il tanto agognato elisir di lunga vita. I ricercatori del Life Sciences Institute dell’Università del Michigan hanno identificato una correlazione genetica tra la longevità dei nematodi e la vita negli ambienti freddi nei quali vivono.

La ricerca, pubblicata il 14 febbraio sulla rivista Cell, solleva l’intrigante possibilità che l’esposizione ad aria fredda –o la stimolazione farmaceutica del processo genico sensibile al freddo- potrebbero promuovere anche la longevità degli esseri umani. Gli scienziati hanno pensato a lungo che gli animali caratteristici degli habitat freddi fossero più longevi grazie a un meccanismo termodinamico passivo, in quanto le basse temperature riducono il tasso delle reazioni chimiche, rallentando di conseguenza anche il ritmo d’invecchiamento. Nello specifico caso dei nematodi, tuttavia, l’allungamento della vita è collegato non solo a un rallentamento metabolico ma anche a un processo attivo regolato geneticamente.

Shawn Xu, professore associato del Dipartimento di Fisiologia Molecolare e Integrativa dell’U-M Medical School e principale autore della ricerca, ha scoperto che l’aria fredda attiva un canale del calcio noto come TRPA1. Questo canale, situato nei nervi e nelle cellule del tessuto adiposo dei nematodi, trasporta il calcio alle cellule. La catena di segnalazione che ne risulta raggiunge DAF-16/FOXO, un gene associato con la longevità. A riprova della correlazione, i vermi mutanti che non presentano TRPA1, a basse temperature sono meno longevi degli altri.

I ricercatori hanno da tempo scoperto che, diminuendo di 19°C la temperatura corporea degli animali a sangue caldo come i topi, si può aumentare l’aspettativa di vita del 20%. Sugli esseri umani questo tipo di sperimentazione non è ancora stata fatta. La ricerca suggerisce tuttavia che simili  effetti potrebbero essere possibili anche su di noi, in quanto presentiamo un analogo meccanismo di trasporto del calcio, che fino ad ora non era mai stato correlato alla longevità. Una curiosità segnalata dallo stesso Xu farà inoltre felici gli amanti della cucina giapponese: anche il wasabi attiva i canali TRPA1, e somministrato ai nematodi ne aumenta l’aspettativa di vita.

In attesa di ulteriori scoperte non resta che provare, abbassando il riscaldamento e mangiando più sushi! 

Articolo: Eleonora Degano
Crediti immagine: Wikimedia Commons

lunedì 18 febbraio 2013

Alla ricerca di nuovi crostacei

 
Dal 1976 l’Oceano Indiano e il Pacifico sono perlustrati da esplorazioni di ricerca zoologica francesi, spagnole e statunitensi. In più di trenta anni di lavoro, i fondali di entrambi gli oceani sono stati setacciati palmo a palmo fino a profondità di cinquemila metri. Eppure alcune specie erano riuscite a sfuggire alla cernita.
Due ricercatori spagnoli hanno recentemente identificato cinque nuove specie di crostacei appartenenti al genere Lauriea, e anche un nuovo genere che è stato chiamato Triodonthea. Il viaggio di esplorazione ha coperto i mari delle isole Filippine, ma anche quelli della Nuova Caledonia, della Repubblica di Vanuatu, della Polinesia Francese, fino a lambire le coste del Madagascar.
Il motivo dell’elusività di queste specie è la loro somiglianza con altri crostacei già classificati, tanto che non è possibile fare distinzioni a occhio nudo. Gli esploratori precedenti erano stati tratti in inganno dalle già conosciute setole molto lunghe e dalla terminazione sdoppiata delle loro appendici: le nuove specie di crostacei sono state identificate solamente con lo studio in laboratorio dei dati morfologici e molecolari.
Se volete vedere questi bellissimi esemplari, ne potete trovare un primo piano in fondo a questa pagina.
Questi crostacei non si lasciano neppure catturare facilmente: per raccogliere i campioni sono servite immersioni, reti, trappole e draghe. Una volta a bordo della nave, i crostacei sono stati suddivisi in base alle caratteristiche morfologiche più evidenti e inviati ai tassonomi dell’Università di Barcellona e del Centro di Studi Avanzati di Blanes, in Spagna.
Le nuove specie popolano l’Oceano Indiano e la parte contigua dell’Oceano Pacifico. Vivono generalmente in acque poco profonde, soprattutto nelle zone di barriera corallina. Alcune di queste specie sono endemiche, esclusive di un solo arcipelago o di una zona ben precisa, mentre altre sono diffuse dal Madagascar alla Polinesia Francese.
Ora non resta che aggiornare la complessa gerarchia dei ranghi tassonomici. Attualmente il numero di specie sulla terra è stimato in nove milioni, e non siamo nemmeno arrivati a catalogarne due.
Le informazioni sono tratte dalla pubblicazione Zootaxa 3599 (2): 136–160 (4 Jan. 2013)
Crediti immagine: wikimedia commons



giovedì 14 febbraio 2013

Le simmetrie nella fisica: cosa sono e perché sono così importanti






Oggi potete ascoltare la presentazione della seconda conferenza del ciclo Young Doctors for Science 2. Enrico Garaldi ci racconta di cosa parlerà Mercoledì 20 Febbraio al Civico Planetario F. Martino di Modena, alle ore 21.
Il titolo della conferenza è Le simmetrie nella fisica: cosa sono e perché sono così importanti.
Conosceremo il fenomeno delle simmetrie nella fisica e come esse permettano di capire come è fatta e come si comporta la natura.
Non mancate.

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mercoledì 13 febbraio 2013

Young Doctors for Science 2...si parte!


Il momento è quasi arrivato.
Questa sera alle 21:00 presso il Civico Planetario F.Martino di Modena partirà il secondo ciclo di conferenze di Young Doctors for Science 2.

Ad inaugurare la serata ci sarà Barbara Arvani con la conferenza dal titolo Qualità dell'aria? Chiediamolo ai satelliti.

Non potete mancare!
Vi aspettiamo numerosi!

lunedì 11 febbraio 2013

Quando anche l'occhio vuole la sua parte

Quando stiamo male e ci viene prescritto un farmaco, siamo consapevoli del perchè funziona? Sembra ovvio, il farmaco agisce con un suo meccanismo specifico all'interno del notro corpo, per cui il risultato finale è che ci sentiamo meglio.
Bene, in realtà lo scenario è molto più complesso. Entrano in gioco numerosi fattori, che niente hanno a che fare con la struttura chimica e il meccanismo d'azione del farmaco.
Uno di questi fattori è il colore del medicinale che dobbiamo assumere, il quale sembra influenzare la nostra percezione circa il suo effetto.
Ospite di Colorability di Cristina Riguttto - consulente e docente di comunicazione visiva - riassumo i curiosi risultati di uno studio riguardante proprio l'impatto del colore dei farmaci su chi li deve assumere.
Leggete il post...aspettiamo i vostri commenti!!

mercoledì 6 febbraio 2013

Qualità dell'aria? Chiediamolo ai satelliti

Presentiamo la prima conferenza del ciclo Young Doctors for Science 2. Barbara Arvani ci racconta di cosa parlerà Mercoledì 13 Febbraio al Civico Planetario F. Martino di Modena, alle ore 21.
Il titolo della conferenza è Qualità dell'aria? Chiediamolo ai satelliti, e avremo la possibilità di dare uno sguardo alle più avanzate tecniche di analisi climatica satellitare, con particolare attenzione al territorio della Pianura Padana.

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lunedì 4 febbraio 2013

Mettere in comune la scienza

L'insegnante di Laboratorio di scrittura a lezione ci spiega che comunicare significa "mettere in comune". Rende piuttosto bene l'idea, direi. Ci deve essere un comunicatore, l'argomento da condividere e soprattutto il destinario, altrimenti trasmettiamo solo dei dati lasciati a se stessi.
È un po' il rischio che si corre nella comunicazione scientifica, soprattutto verso le giovani generazioni. Articoli di giornali, mostre, eventi: quanti di questi sono realmente fruibili dalla maggior parte dei possibili utenti? Secondo me si può fare di meglio.

Mi sono imbattuta in un articolo che parlava brevemente di quel che stava accadendo a Science Online 2013, un convegno statunitense sulla comunicazione scientifica. Tra le varie informazioni, due mi sono rimaste impresse: una riguardava la comunicazione della scienza a scuola, l'altra il ruolo dello scienziato come comunicatore.
Negli Stati Uniti, per far avvicinare gli studenti alla scienza si è pensato bene di far uso dei social media, che ormai pervadono qualsiasi aspetto della nostra vita. Ebbene, nelle scuole vengono organizzati Google Hang Out con gli scienziati o Twitter chat con cadenza mensile (vedi per esempio #Scistuchat). In questo modo gli studenti possono fare domande e confrontarsi direttamente con scienziati esperti in un determinato campo. Davvero interessante e all'avanguardia.
Ma passiamo alla seconda notizia. Di nuovo si torna a parlare di comunicazione web, e in particolare di blog. Ormai la carriera dello scienziato sembra prevedere anche il ruolo di blogger, che potrà così spiegare al meglio le proprie ricerche, grazie anche all'interazione con i lettori. Inoltre, i blog degli scienziati stanno diventando un importante strumento didattico che gli insegnanti americani possono utilizzare per cercare di avvicinare i propri studenti alla scienza.
E in Italia, esiste già qualcosa del genere? Se conoscete realtà simili scrivete, scrivete, scrivete...saremo felici di condividere queste esperienze.

venerdì 1 febbraio 2013

Young Doctors for Science 2 partirà il 13 Febbraio


Dopo il successo della prima edizione, vi presentiamo finalmente il ciclo di conferenzeYoung Doctors for Science 2”, che ormai è pronto a partire!

Ogni Mercoledì sera alle ore 21, dal 13 Febbraio al 27 Marzo, presso l’aula Magna del  Civico Planetario “F. Martino” di Modena (viale Jacopo Barozzi 31, 41124) non perdete l'appuntamento con i nostri relatori. Saranno presentati argomenti scientifici di attualità, spaziando dalla fisica alla chimica, dall'informatica alla biologia, dalla matematica alle tematiche ambientali.

Si comincia con l'inquinamento dell'aria e si finirà parlando di videogiochi, quindi ce n'è davvero per tutti i gusti!

Tutti gli incontri sono a ingresso libero e gratuito.

L'obiettivo del ciclo di conferenze è dare la possibilità a tutti i curiosi di scoprire e approfondire l'affascinante mondo delle discipline scientifiche. Perchè noi di inco.Scienza crediamo che la scienza sia alla portata di tutti, e per questo proveremo a presentarla in modo coinvolgente e attuale.


L’associazione inco.Scienza non pretende certo di realizzare lezioni magistrali o simposi scientifici, ma desidera contribuire, a modo suo, alla comunicazione della scienza. Proprio per questo motivo, i relatori sono giovani dottori che cercheranno di incuriosire il pubblico, provando a semplificare argomenti scientifici di frontiera per renderli accessibili anche ai non addetti ai lavori. 

Young Doctors for Science 2 è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Fisiche, Informatiche e Matematiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia e con il Civico Planetario “F. Martino” di Modena. Il ciclo di conferenze è patrocinato dall'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, dal Piano nazionale Lauree Scientifiche e dal Comune di Modena.

Qualche giorno prima di ciascuna conferenza, potrete ascoltare sul nostro blog una piccola anticipazione del tema della serata, direttamente dalla voce del relatore. 

Per maggiori informazioni sul ciclo è possibile consultare la pagina ydfs.inco-scienza.org.

Se avete domande o curiosità, noi siamo sempre qui!