lunedì 4 febbraio 2013

Mettere in comune la scienza

L'insegnante di Laboratorio di scrittura a lezione ci spiega che comunicare significa "mettere in comune". Rende piuttosto bene l'idea, direi. Ci deve essere un comunicatore, l'argomento da condividere e soprattutto il destinario, altrimenti trasmettiamo solo dei dati lasciati a se stessi.
È un po' il rischio che si corre nella comunicazione scientifica, soprattutto verso le giovani generazioni. Articoli di giornali, mostre, eventi: quanti di questi sono realmente fruibili dalla maggior parte dei possibili utenti? Secondo me si può fare di meglio.

Mi sono imbattuta in un articolo che parlava brevemente di quel che stava accadendo a Science Online 2013, un convegno statunitense sulla comunicazione scientifica. Tra le varie informazioni, due mi sono rimaste impresse: una riguardava la comunicazione della scienza a scuola, l'altra il ruolo dello scienziato come comunicatore.
Negli Stati Uniti, per far avvicinare gli studenti alla scienza si è pensato bene di far uso dei social media, che ormai pervadono qualsiasi aspetto della nostra vita. Ebbene, nelle scuole vengono organizzati Google Hang Out con gli scienziati o Twitter chat con cadenza mensile (vedi per esempio #Scistuchat). In questo modo gli studenti possono fare domande e confrontarsi direttamente con scienziati esperti in un determinato campo. Davvero interessante e all'avanguardia.
Ma passiamo alla seconda notizia. Di nuovo si torna a parlare di comunicazione web, e in particolare di blog. Ormai la carriera dello scienziato sembra prevedere anche il ruolo di blogger, che potrà così spiegare al meglio le proprie ricerche, grazie anche all'interazione con i lettori. Inoltre, i blog degli scienziati stanno diventando un importante strumento didattico che gli insegnanti americani possono utilizzare per cercare di avvicinare i propri studenti alla scienza.
E in Italia, esiste già qualcosa del genere? Se conoscete realtà simili scrivete, scrivete, scrivete...saremo felici di condividere queste esperienze.

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